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All’Auditorium Messiaen e il Quartetto apocalittico Novembre 2, 2008

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Questa sera, Santa Cecilia, per la ripresa dell’attività concertistica, propone uno dei brani più suggestivi della produzione cameristica del Novecento, il «Quatuor pour la fin du temps» (Quartetto per la fine del tempo) di Olivier Messiaen, a cento anni dalla nascita (1908). Cosa abbia da spartire un «quartetto» di musica purissima, dalla scrittura assai raffinata, con «la fine del tempo» del titolo, ispirato alla grandiosa visione dall’Apocalisse giovannea, lo spiega l’autore medesimo, la cui produzione – caso unico nel Novecento – sgorga sincera dalla sua fede religiosa. Messiaen si riferisce all’Apocalisse che recita: «vidi un angelo possente discendere dal cielo, avvolto nella nebbia, attorno alla testa aveva un arcobaleno. Il suo volto era come il sole, i suoi piedi come pilastri di fuoco. Pose il piede destro sul mare, il sinistro sulla terra e, in piedi fra mare e terra, alzò la mano verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, dicendo: Il tempo non esisterà più, ma il giorno della tromba del settimo anno, il mistero di Dio sarà consumato». Sul riferimento alla «fine del tempo», come fonte di ispirazione, Messiaen scrive: «nei momenti di totale abiezione tornano le idee forti che danno senso alla vita: il testo di Giovanni riassume ed esprime tutto ciò che io spero, ciò che ho amato e che continuo ad amare». E nelle didascalie, seminate a mò di epigrafi, prima di ciascuno degli otto movimenti, dai titoli davvero singolari (Liturgia di cristallo – Vocalizzo per l’Angelo che annuncia la fine dei tempi – Abisso degli uccelli – Intermezzo – Lode all’eternità di Gesù – Danza furiosa per le sette trombe – Vortice di arcobaleni per l’Angelo che annuncia la fine del tempo – Lode all’immortalità di Gesù) specificano il pensiero dell’autore.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302910

 

Borse a picco, un’altra giornata nera Luglio 16, 2008

Archiviato in: some news — tousata @ 12:06 pm
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Ci si sono messi il presidente Bush, il segretario al Tesoro Henry Paulson e il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. L’intervento a favore dei due colossi finanziari Freddie Mac e Fannie Mae ha mostrato che le autorità americane ce la metteranno tutta per mettere il sistema finanziario americano al riparo dal dissesto ma la Borsa Usa, e con lei tutte le principali piazze finanziarie mondiali, hanno archiviato un’altra giornata in perdita. Anche perché, Freddie e Fannie a parte, le autorità americane ieri non hanno potuto far altro che ammettere i problemi. Bernanke al Senato ha detto che l’economia americana si trova ad affrontare «numerose difficoltà» e che i mercati finanziari sono sottoposti a uno «stress considerevole». Non solo, la politica monetaria si trova nell’imbarazzante situazione di affrontare insieme rallentamento economico e inflazione: «La possibilità di prezzi più alti per l’energia e di una ancora più profonda contrazione del mercato immobiliare rappresentano significativi rischi al ribasso per le prospettive di crescita – ha detto -. Allo stesso tempo, i rischi al rialzo per le prospettive di inflazione si sono intensificati». A Wall Street l’indice Nasdaq ha chiuso a più 0,13 e il Dow Jones a meno 0,85%. Ma le Borse europee hanno fatto peggio, bruciando in una sola seduta un controvalore di 147 miliardi di euro. Un andamento che avrebbe potuto essere ancor peggiore se il prezzo del petrolio ieri non avesse fatto retromarcia, scendendo a 139 dollari al barile, per ragioni che si possono attribuire a più motivi.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276357

 

Maranello a lezione da Ross Brawn Luglio 7, 2008

Archiviato in: some news — tousata @ 1:54 pm
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È inutile insistere: quel che manca alla Ferrari è soltanto uno stratega. Ma non uno stratega e basta, bensì un uomo forte, che, una volta presa una decisione, abbia la forza o il potere – se non il coraggio – di imporla. Non a caso, chi ha vinto la più sonora battaglia di Silverstone? Proprio quel Ross Brawn che ha rappresentato la grande guida tecnica di Schumacher. Pensate, un Barrichello addirittura terzo, dopo lunghe dimostrazioni di arretratezza della Honda. Certo, un gran premio con tanta mutevolezza di condizioni richiede anche un apporto di chi sta al volante, giudice ultimo. Purtroppo, i piloti della Ferrari sono molto carenti da questo punto di vista e preferiscono lasciar decidere a chi dal muretto avrebbe buone capacità di valutazione, ma nessuna voglia di prendersi delle responsabilità pesanti. Eppure, non si può affermare che nella postazione della McLaren vi sia il re di tutte le tattiche: basta un normale tecnico, con un po’ di buon senso e un po’ di esperienza, per evitare errori. Poi, ci pensa un guidatore veloce e determinato come Hamilton, pur considerato ancora alle prime armi, per il suo secondo anno di Formula 1, a mettere tutti in riga. Ad iniziare da una partenza scaltra, per procedere con un ottimo sorpasso a Kovalainen e con una resa sempre superiore a parità di pneumatici. Questi ultimi, per regolamento, si chiamano soltanto «wet-weather» oppure «extreme-weather»: bastava soltanto considerare che il primo tipo, al 35% della distanza, aveva un proprio consumo e che una sostituzione non costava nulla.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=274313

 

Veltroni: «Nel Pd non siamo più ex» Giugno 28, 2008

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«Basta con essere ‘ex’ di qualcosa, con l’avere ancora l’idea che c’è un’identità allo stesso livello di quella nuova, nella nostra gente questo è già successo, ora deve succedere a salire, nei Comuni, nelle città, da lì deve venire la spinta forte al ‘rimescolò». Walter Veltroni, concludendo l’assemblea costituente del Pd, rinnova l’appello a superare le rispettive appartenenze di partito. «So che bisogna garantire ancora gli equilibri – aggiunge Veltroni – ma io spero che tra qualche mese, o un anno, ognuno si sentirà solo Democratico, per quello che significa, cioè la capacità di coniugare culture diverse». Il segretario del Pd aggiunge: «Non c’è ritorno o alternativa al Pd, se non lo sgretolamento del riformismo, che sarebbe una tragedia per l’Italia. Abbiamo perciò la responsabilità di capire che dobbiamo accelerare la fusione. So che ci vuole tempo, so che le urla fanno male al corpo collettivo», ma assicura anche che «chi ha la responsabilità della sintesi sa che non è un’improvvisazione di un giorno, che è una costruzione complessa, ma non mi piace la schizofrenia di chi se non vede un tornaconto non tollera le approssimazioni». È stato però Arturo Parisi ad animare l’assemblea del Pd. L’ex ministro della Difesa è il più critico nei confronti della relazione di Veltroni e su come sta procedendo l’organizzazione del partito e la discussione interna.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76469