Di fronte alla crisi provocata dal no irlandese al Trattato di Lisbona e all’urgenza di dare risposte all’emergenza prezzi, i capi di Stato e di Governo sono riusciti a concordare un percorso comune che li impegna a continuare il processo delle ratifiche e ad agire per aiutare i cittadini e le categorie più vulnerabili. In entrambi i casi, i 27 hanno preso però più tempo, decidendo di rinviare al vertice del 15 ottobre sia l’esame della «via da seguire» su Lisbona, sulla base di una proposta attesa dal governo irlandese, sia la decisione su molte delle misure indicate per combattere il caro-petrolio, sulla base di un rapporto della Commissione Ue. «L’accordo raggiunto su Lisbona è un passo positivo verso una soluzione, ma non c’è molto tempo», ha detto il presidente di turno, il premier sloveno Janez Jansa, giunto al termine del suo semestre, il primo per un Paese dell’ex blocco comunista. STRADA RATIFICA AD OSTACOLI La strada decisa per risolvere la crisi istituzionale è irta di ostacoli: il giudizio della Corte costituzionale, al quale è legata la ratifica da parte del Senato, nella Repubblica ceca; la firma del presidente polacco Lech Kaczynscki, che viene rinviata di settimana in settimana, in Polonia; l’appello di un cittadino inglese contro l’approvazione del trattato da parte della Camera dei Lord, in Gran Bretagna. «I premier che lo scorso ottobre hanno firmato a Lisbona il Trattato si sono impegnati a fare il massimo per ratificarlo», ha commentato Jansa.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76477