Bisogna essere molto grati a Berlusconi per le ultime iniziative che ha preso – dal problema delle intercettazioni telefoniche alla ripresa del «lodo Schifani», fino alla questione «giudiziaria». Ha costretto tutti noi a fare i conti con la realtà e a misurarci con l’asprezza dei problemi concreti, costringendoci a uscire da una rappresentazione tutta ideologica della situazione italiana che ha pesato nelle iniziative del Pd e nella perdita di consenso intorno alle sue proposte, come si è visto dai gravi risultati delle elezioni siciliane. Non che Berlusconi avesse celato le sue intenzioni più profonde, come era apparso chiaro già nella fase di costituzione del Governo: sulla questione del ministero della Giustizia non aveva voluto sentire ragioni scegliendo un suo collaboratore diretto, preferendolo perfino a un personaggio come Marcello Pera che per quel Ministero non gli è apparso affidabile. Né questo sorprende se si pensa alle iniziative che aveva in mente di prendere e alla durezza con cui sta cercando di imporle, oltre che ai suoi stessi alleati, alle più alte cariche della Repubblica. Ora tutto è più chiaro: sta terminando quella sorta di political reality che ci è stato inflitto dopo la vittoria della destra alle ultime elezioni. Quante volte abbiamo sentito dire che Berlusconi era cambiato, che era diventato finalmente uno statista, che non avrebbe più sovrapposto i suoi interessi personali a quelli pubblici e statali, che avrebbe saputo stabilire un rapporto positivo con gli altri poteri dello Stato ed anche con l’opposizione: come se d’improvviso ci fosse stata una metanoia, una conversione e Berlusconi fosse stato illuminato sulla via di Damasco convertendosi ai principi di una moderna democrazia occidentale.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76420